Siti archeoindustriali

Siti archeoindustriali

I siti archeonidustriali rappresentano il cuore principale dell’Ecomuseo: sono quanto resta dell’attività artigianale prima e industriale poi, su cui si è basata per molti secoli una parte consistente dell’economia del paese e dell’intero circondario.

La prima notizia documentata di una attività mineraria visonese risale al 1549, quando la Comunità riunita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie decide la costruzione di una, o più fornaci di calcina.

Alcuni siti, eserciti fino a pochi decenni fa o ancora tuttora in esercizio, mostrano ancora ben evidenti segni dell’estrazione mineraria e conservano ancora significativi resti delle strutture industriali direttamente o indirettamente connesse alla lavorazione dei minerali.

Di altri siti più antichi resta invece traccia quasi solo nei documenti o nelle pubblicazioni delle epoche passate: di essi, qualche volta, si riesce purtroppo solo a stabilire sommariamente l’originale ubicazione, grazie pochi labili riferimenti toponimastici o alla memoria storica dei più anziani, ma rappresentano comunque un riferimento importante per la ricostruzione e la conservazione socio-antropologica dell’intero patrimonio ecomuseale.

1 – cava del Villeto

2 – cava Mugnachin

3 – cava e fornace Canepa-Zanoletti

4 – cava Predella

5 – cava Pranzisa

6 – antica cava Delorenzi-Bonello-Perazzo e quartiere delle fornaci

7 – antica cava Bonelli-Bocca

8 – antica cava Rossi

9 – centrale elettrica Zanoletti

11 – fornace Cassan-Groppi

12 – antica cava di Santa Croce

Inoltre, nei dintorni:

Dove: Molare (AL)

La diga di Molare è stata costruita tra il 1917 e il 1925 per imbrigliare le acque del torrente Orba con lo scopo di produrre energia elettrica, dando origine al lago artificiale di Ortiglieto.Le imponenti piogge abbattutesi sulla zona il 13 agosto 1935 provocarono dapprima l’esondazione del lago di Ortiglieto e poi, a seguito del crollo della diga secondaria di sella Zerbino, un’ondata di acqua e fango di oltre 30 milioni di metri cubi che investì i paesi di Molare, Ovada, Silvano d’Orba, Capriata d’Orba e Predosa, provocando 11 morti e innumerevoli sfollati.Attualmente la diga principale, che per fortuna resistette alle ondate di piena, è inutilizzata e le dimensioni del lago dell’Ortiglieto sono notevolmente ridotte rispetto all’originale.

La diga e il comprensorio del bric Zerbino si trovano in una zona disabitata, impervia e in alcuni tratti pericolosa, dove i telefonini difficilmente trovano campo. Per tutti coloro che volessero recarvisi si raccomanda la massima prudenza e buon senso. I sentieri in loco non sono segnalati.

Per maggiori informazioni e materiali utili si può visitare il sito www.molare.net ↗.