Patrimonio enogastronomico

Le “Busìe” di Visone De.C.O.

Le busìe sono un dolce tipico della tradizione povera, non solo a Visone, ma qui sono diventate il vero e proprio simbolo gastronomico del paese.

Dall’inizio del secolo, infatti, l’ultima domenica di maggio si svolge a Visone la Festa delle Busìe, durante la quale il dolce viene preparato secondo l’antica ricetta, a base di farina, uova, burro e zucchero, e fritto in olio bollente.

Nel 2022 le busìe di Visone hanno ottenuto il riconoscimento del marchio di Denominazione Comunale di Origine.

Il Torrone di Visone De.C.O.

Il torrone di Visone nasce nella seconda metà dell’Ottocento, quando Canelìn ne inizia la preparazione artigianale nella sua bottega.

Oggi la produzione è portata avanti da Giovanni Verdese, che, con passione e attenzione da maestro, continua a selezionare le materie prime migliori e a “cuocere” questo rinomato dolce sempre con le medesime tecniche di una volta. Da allora, infatti, nulla è cambiato: non il procedimento e non gli strumenti, dal momento che il forno in cui si tostano le nocciole e il macchinario in cui si cuoce il torrone sono ancora quelli degli anni ’50.

Il torrone di Visone, negli anni, si è fatto apprezzare dai gourmet e dai critici gastronomici internazionali più quotati, tra cui Luigi Veronelli, che ne fu lo “scopritore”, Gianfranco Vissani, Edoardo Raspelli e Paolo Massobrio, solo per citarne alcuni. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio “Faccino d’oro” di Papillon nel 1994 e nel 2002, il Premio internazionale “Nonino Risit d’Âur” nel 2002 e i “Tre coni” nella guida Gelaterie d’Italia del Gambero Rosso ininterrottamente dal 2017 al 2020, diventando un vero e proprio simbolo di questo paese.

Nel 2021 il torrone di Visone ha ottenuto il riconoscimento del marchio di Denominazione Comunale di Origine.

I vini DOC e DOCG dell’Alto Monferrato Acquese

Il territorio del Comune di Visone fa parte delle zone di produzione previste dai disciplinari per i seguenti vini:

  • Alta Langa, DOCG
  • Asti, Asti Spumante, Moscato d’Asti, Moscato di Strevi o Strevi, DOCG
  • Barbera del Monferrato Superiore, DOCG
  • Brachetto d’Acqui o Acqui, DOCG
  • Barbera del Monferrato, DOC
  • Cortese dell’Alto Monferrato, DOC
  • Dolcetto d’Acqui, DOC
  • Monferrato, DOC
  • Piemonte, DOC

Fa parte inoltre del territorio in cui è possibile eseguire l’invecchiamento e l’affinamento dello Strevi Passito, DOC.

Dal 2022 il Comune aderisce all’Associazione Strada dei Vini e dei Sapori del Gran Monferrato e fa parte del percorso Strada degli Aromatici, che unisce Molare e Cassine in un circuito lungo l’Acquese, alla scoperta del patrimonio enologico, culturale e naturalistico di questo territorio.

Il tartufo bianco pregiato del Monferrato

Visone è uno dei 22 Comuni aderenti al Consorzio del Tartufo Bianco Pregiato del Monferrato.

Lo amavano già i Sumeri nel 1600 a.C.; lo gustavano, in varie ricette, gli Ateniesi e i Romani. Plinio il Vecchio lo definì “callo della terra” e Giovenale affermava che “era preferibile che mancasse il grano piuttosto che i tartufi”. Poco amato nel Medioevo, il Rinascimento ne rilanciò il gusto, portandolo al primo posto tra le pietanze più raffinate.

Il tartufo nero pregiato apparve sulle mense dei signori francesi tra il XIV e il XV secolo, mentre in Italia, nello stesso periodo, si stava affermando il tartufo bianco. Nel Settecento il tartufo piemontese era considerato, presso tutte le corti europee, una prelibatezza e, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, i sovrani italiani Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III si dilettavano nell’organizzare vere e proprie battute di raccolta.

Patrimonio Folklorico

I ceci dei morti

I ceci sono un po’ ovunque un cibo tradizionalmente legato al culto e alla commemorazione dei morti.

A Visone, la mattina di ogni 2 novembre, si usa ancora oggi cuocere e distribuire gratuitamente in piazza la tipica cisrò, una minestra a base di ceci, cotiche e costine di maiale, in ricordo di quando anticamente era il feudatario del paese a distribuirla alla popolazione, per ricordare sia a lui sia ai suoi sudditi che, dinanzi alla morte, tutti gli uomini sono uguali.

Brisa Carvè

Secondo la tradizione contadina del luogo, il Martedì Grasso viene ancora oggi allestito un carro con un fantoccio che personifica il “Carnevale”. Dopo essere stato portato in corteo per le vie del paese, mimando in maniera goliardica le processioni religiose, il fantoccio viene infine bruciato in piazza, per simboleggiare la transizione improvvisa dalla dissolutezza e dall’irriverenza del mondo carnevalesco al rigore e all’austerità della Quaresima imminente.