Pietra di Visone

Chiesa Confraternita di S. Rocco

L’oratorio venne intitolato a San Rocco nel 1523, durante una vasta epidemia di peste e, poco più di mezzo secolo più tardi, divenne sede della Confraternita dei Disciplinati.

Le uniche finestre della chiesa, a navata unica, si trovano sul lato destro, perché sul lato sinistro è addossata a Palazzo Madama Rossi: nel 1862 fu concesso alla famiglia Rossi di assistere alla messa direttamente dal palazzo, attraverso un paravento in legno scolpito collocato in altezza proprio su questo lato della chiesa.

Sopra il portale di ingresso è incastonato un bassorilievo in Pietra di Visone, raffigurante San Pietro con i santi patroni della diocesi, Maggiorino e Guido.

All’interno sono conservati un crocifisso ligneo processionale e una piccola statua raffigurante San Rocco, entrambi di scuola piemontese seicentesca, e una tela del pittore visonese Giovanni Monevi (1673-1714), raffigurante Dio Padre. Sulla volta del presbiterio si intravedono i resti di alcuni affreschi, purtroppo non più leggibili.

Palazzo Comunale

Il Municipio ha sede a Palazzo Bonelli, già dipendenza di Palazzo Madama e poi residenza della famiglia dei conti Visone, originari di questo paese e trasferitisi successivamente a Costigliole d’Asti. A questa famiglia apparteneva, tra gli altri, il conte Giovanni Visone (1814-1893), che fu eletto deputato per tre legislature, poi nominato senatore e ministro della Real Casa dal 1874 al 1892.

La porta d’ingresso principale al palazzo municipale è realizzata in Pietra di Visone e reca, alla sommità, la riproduzione dello stemma dei conti Visone: d’azzurro, alla mustela con la testa rivoltata, rampante su una pianticella di erica, nodrita sulla pianura erbosa, il tutto al naturale; motto: Semper vigilans.

Lo stesso stemma è riprodotto anche nelle posteriori formelle in legno del portone, dove però il degrado dell’originale in pietra ha evidentemente indotto l’ebanista che le ha realizzate a interpretare male la mustela, confondendola con un leone.

Palazzo Madama Rossi

Il Palazzo “Madama Rossi” fu fatto costruire nel XVI secolo dal cardinale Michele Bonelli Ghislieri, nipote del papa alessandrino San Pio V, utilizzando la pregiata Pietra di Visone estratta dalla Cava di Santa Croce, presso l’attuale Cappelletta dei Foresti.

Gli interventi più importanti sono attribuibili alla famiglia Rossi, che eseguì molti restauri nell’ala occidentale, ripristinando il giardino all’italiana e abbellendolo con fontane, vasche, giochi d’acqua e piante esotiche. È proprio in questo periodo che il palazzo diventa un’importante meta per i visitatori del tempo: nel 1872 San Giovanni Bosco, durante uno dei suoi viaggi tra Torino e Mornese, si intrattenne a Visone, ospite a Palazzo del cavalier Tranquillo Rossi. Nel 1862 fu concesso ai Rossi il privilegio di assistere alle funzioni religiose dell’adiacente Oratorio di San Rocco, sfruttando una finestra presente sul lato sinistro dell’oratorio, direttamente collegata a una stanza del palazzo. L’ultima residente della famiglia Rossi è la moglie del cavalier Rossi, detta la “Madama”, proprietaria, tra l’altro, di una vecchia filanda per la lavorazione della seta e della lana.

Ceduto inizialmente dai Rossi alla famiglia Lerma nel 1930, il Palazzo passò temporaneamente ai Carozzi e quindi ai Buzzi, per poi tornare nuovamente ai Lerma.

Nel dopoguerra iniziò infine una parcellizzazione della proprietà, che portò alla totale perdita della fisionomia delle strutture interne e all’attuale divisione in appartamenti privati.

Molte opere interessanti, oggi perdute, ornavano la casa. Tra queste, i pregevoli apparati del grande Salone dei Ricevimenti, sito al piano nobile, raffiguranti in un grande affresco Adamo ed Eva e la scena della Creazione della donna; agli angoli erano visibili gli stemmi degli Scati e dei Del Carretto, famiglie con le quali i Bonelli e i Bocca avevano un legame di parentela, e tutt’intorno un bellissimo fregio. Sino al 1950, nella loggia interna del cortile, si riconosceva un affresco opera del pittore Pietro Ivaldi, detto “il Muto”. Perduti anche, nel cortile interno del Palazzo, un antico pozzo e due meridiane della seconda metà dell’Ottocento. Rimangono, invece, il portone principale d’ingresso al corpo occidentale e il cortile interno, contraddistinto da un bel loggiato su due livelli collegati da un ampio scalone.

La parte attualmente più significativa del Palazzo è senza dubbio il loggiato cinquecentesco con colonne doriche in Pietra di Visone, visibile sul lato orientale della facciata e completamente affrescato al suo interno nel 1575 da un pittore anonimo, con pitture “grottesche” che ricordano lo stile raffaellesco dei Palazzi Vaticani.

Gli affreschi coprono interamente la superficie muraria e sono prevalentemente a tema figurativo, con divinità antropomorfe, putti e satiri ispirati alla mitologia classica. Le scene di Arianna nell’atto di uccidere il leone pronto ad assalire Bacco addormentato, la rappresentazione del satiro che fustiga la ninfa Amore, il furto di una freccia da una faretra, festoni e cornici floreali si presentano oggi poco leggibili, anche per la presenza di lacune che portano a vista la sottostante tessitura muraria.

La Pietra di Visone fuori dal territorio visonese

Acqui Terme (AL)

stele funeraria

Museo archeologico

Il Museo conserva diversi reperti di epoca romana rinvenuti nella città termale nel corso degli anni, realizzati in Pietra di Visone e rappresentanti la più antica testimonianza dell’uso di questo materiale in ambito architettonico e artistico. Lo stesso Castello dei Paleologi, sede del Museo, presenta colonne in Pietra di Visone nel portico d’ingresso e nel loggiato.

  • Stele funeraria di Lucio Mettio (inv. n. 453) – prima metà del sec. I d.C., calcare bianco.
  • Stele funeraria di Mettia, Vesidia Rufa e Vesidia Tertia (inv. n. 456) – sec. I d.C., calcare grigio.
  • Due tombe (inv. n. 5 e 44) – seconda metà del sec. I d.C.
  • Tre basette (inv. n. 48571, 48572 e 48573) – secc. I-II d.C.
  • Capitello con decorazioni a foglie di acanto, età imperiale romana, dagli scavi di Via Piave, 2000 – calcare grigio.
  • Capitello con decorazioni a foglie di acanto, età imperiale romana, dagli scavi di Via Gramsci, 1967 – calcare grigio.
  • Frammento di pluteo proveniente dalla basilica di San Pietro di Acqui – sec. IX d.C., calcare grigio.

Cattedrale di Santa Maria Assunta - secc. II d.C. e XV

Diversi elementi architettonici utilizzati nelle strutture interne dell’edificio sono in Pietra di Visone e sono stati recuperati da costruzioni tardoromane preesistenti. Altri elementi sono realizzazioni tardomedievali o rinascimentali originali.

  • Colonne della cripta, recupero di materiali tardoromani tra il X e l’XI sec.
  • Sarcofago tardoromano posto nella cripta.
  • Due colonne nel Chiostro dei canonici – prima metà del sec. XV.
  • Predella d’altare nella cripta, opera di Giovanni Antonio Pilacorte – 1480.
  • Portale maggiore istoriato da Giovanni Antonio Pilacorte – 1481.
  • Portali laterali – XV sec.
  • Colonne del pronao – XV sec.

P. Allemani, M. Gomez-Serito, La pietra di Visone: un significativo indicatore per la lettura dell’edilizia storica del Basso Piemonte, in Atti del IV Convegno di Studi Medievali, Firenze, 2018, pp. 505-509.

Foto “Il Ponte Carlo Alberto” di Grifo.

Casa “Della Porta - Veggi”, - sec. XVI

L’edificio è posto all’interno del centro storico di Acqui Terme, nel Borgo Pisterna, che, fino al tardo Settecento, costituiva, insieme al Borgo Nuovo, la sede degli organi politici e religiosi, nonché il luogo residenziale preferito dell’aristocrazia acquese.

Cinque colonne nel cortile, corrispondenti al portico interno, e portale – metà del sec. XVI.

Ponte Carlo Alberto – XIX sec.

  •  Pilastri

Cassine (AL)

Complesso di San Francesco - sec. XVI

Nell’ambito del complesso monumentale di Piazza Vittorio Veneto, l’Oratorio di San Bernardino sorge a lato dell’ex convento di San Francesco.

  • Portale d’ingresso dell’Oratorio di San Bernardino – sec. XVI.
  • Portale dell’Oratorio della SS. Trinità – sec. XVI.
  • Portale dell’Oratorio di Sant’Antonio Abate – sec. XVI.

Chiesa della SS. Trinità - sec. XVI

Era in origine l’oratorio della Confraternita dell’Assunta, titolo poi mutato a seguito dell’aggregazione all’Arciconfraternita romana della Trinità. Il portale, più tardo, era originariamente posto sulla facciata del convento dei Canonici Lateranensi, poi Palazzo Bonelli, di Bosco Marengo. Si tratta evidentemente di una realizzazione correlabile all’ambito del più ampio e importante contesto costruttivo di Santa Croce.

Portale d’ingresso – sec. XVI.

Bogliasco (GE)

Viadotto ferroviario - sec. XX

All’inizio del Novecento venne costruito il raddoppio della linea ferroviaria tra Genova Nervi e Pieve di Sori, che richiese, tra l’altro, l’allargamento verso il mare dell’imponente viadotto di Bogliasco, lungo 217 m e con un’altezza massima dal terreno di 27 m.

  • Cantonali e faccia a vista dei corsi di legato della nuova struttura – 1916.

Due immagini del viadotto ferroviario di Bogliasco, durante e dopo la costruzione, tratte da: Rivista tecnica delle ferrovie italiane, anno VI (1917), vol. XII, n. 2, pp. 46 e 48.